giovedì 20 novembre 2014

Vademecum

Trai ispirazione o rassegnati

Bacia le viscere di chi ti ha contaminato e pulisciti il volto

Anomalie del sistema rallentano la memoria

Vai avanti e taci umiliando di silenzi

C'è tanto da vedere in un solo attimo

Ispirati, volteggia

Decidi tu il verso

Riposa solo quando le membra non le senti

Allora quel silenzio avrà significato

Lucido  da scarpe a guidare il passo

Vernice sui piedi e ti rifletti dentro

Ora la terra ora il mare

Un altro passo e sei svanito.








domenica 26 ottobre 2014

Ottobre - #Polaroid

Ottobre
Passo le mie giornate a confezionare iniezioni di ira da somministrare al primo che capita. I giorni passano e credo che il mondo sia pieno di persone brutte e cose spiacevoli da gestire, nel  mentre mi raccolgo dentro quello che invece mi fa credere che ce la posso fare. Ottobre di idee e fasi terminali, al termine delle quali avrò nuovi posti da scoprire, futuri prossimi e anteriori da costruire, piante nuove di cui prendermi cura. Ci sono momenti come questo, in cui la vita mi scorre davanti agli occhi come fosse un film schizzato veloce, e non sono più così triste ed era tutta una grande buffonata. Che certe cose vivono con te nonostante tutto e quando ,solo, chiedi aiuto a chi non può sentire, in fondo cerchi soltanto te stesso, momentaneamente assente. Ottobre porta via con se ciò che resta del nuovo e lo rende già vecchio, in un cambio d'ora legale. Ai piedi dell'autunno c'è un albero di foglie che cadono, è lo scorrere del tempo come il cambio di capelli, il mese delle castagne.
Fuorifase la terra si siede e sospira forte, così da smuovere tutto e voltare le cose.
Nel ricordo di quegli occhi profondi non temo più nulla, e mi abbandono alla vita, ad ottobre.
Penso che stiamo tutti un po' male e non siamo disposti ad ascoltare, e penso che l'incomunicabilità cui verte il mondo è solo paura di amare. Ci nutriamo del mito della solitudine e del  "ce la posso fare", dentro un libro di persone sconosciute in cui gettiamo  briciole d'anima in cambio di consigli.
Ottobre che non fa poi così tanto freddo che sembra di morire. I primi due giorni sono tutti nervosi e poi ci si rilassa, abbandonati alle conseguenze delle stagioni. La pioggia violenta e le persone che muoiono di disastri ambientali, ottobre coi suoi cinghiali ammazzati, di funghi e ciclamini.
Il mare ad ottobre è un avanzo di frigo che giace in silenzio ai piedi del mondo.
Sofistica lieve di vetro la sabbia, nasconde le cose mostrate dal vento. Il sole dell'oro si è perso nel tempo, l'argento di luna  ora è lieve, si muove. Mi sembra una faccia di macchie a cartina. Ma quanto sei bella ad ottobre...






A postcard from 1982

La foto di Mia madre in un campo di grano, mentre, incinta di mio fratello, si accingeva a cogliere un mazzo dorato.
Aveva Una tuta si seta a fiori ciclamino dipinti come in acquerello e I capelli lunghi ricci, sciolti, Rosso scuro.
La bocca Felice e Gli occhi tristi come Sempre, come da lei ho ereditato.
Quando sperimentava a fare la pizza io assieme a mio fratello, eravamo felici e ci sembrava buonissima, anche se le prime volte non le riusciva bene. Poi è diventata la cosa Che sapeva fare meglio.
La mamma Sempre triste, Che spostava I mobili tutti I giorni e non apriva Mai le serrande. Ogni sera ci metteva dentro la vasca e ci Tirava fuori solo quando avevamo le mani raggrinzite mentre lei si metteva seduta sul gabinetto a fumare, stanca.
Quando piangeva e le tremava la bocca.
La mamma Sempre sola.
Scusate, ho un nodo in gola.

giovedì 2 ottobre 2014

Archetipi - insonnia

Mezza notte e ventisei, non riesco a dormire, causa una pennica post lavoro di due ore. Ho pulito Casa e fatto il minestrone, lo mangio e vediamo se a pancia piena prendo sonno.
È un momento in cui mi sento distante da tutto.
Da lontano vedo meglio le cose, cosí sfrutto questo momento per analizzare ciò Che mi circonda e mi passa attraverso. A volte la distanza non è determinata da un certo quantitativo di chilometri, ma è come un filo sospeso nel vuoto senza appiglio; determinarne capo e coda è difficile, e lo spazio tra un limite e l'altro rappresenta questa indefinibile distanza.
Anche io sono come questo filo, non so dove ho la testa e I piedi scivolano, ho radici aeree, e quando Qualcosa o qualcuno tenta di bloccarmi, prendo il volo, come adesso, infastidita da talune forme di superiorità palesemente celate da umiltà ridicola. E Allora cito Zolla:

-" Chi avverte estaticamente l’unità di se stesso e dell’essere, considera illusoria la molteplicità degli eventi, perciò, quando si presentano, non fa scattare la diade automatica bene/male, amico/ne-mico. Si lascia attraversare, come un mare, uno specchio.

Buonanotte.




martedì 30 settembre 2014

Volge il pensiero

Nell'attimo Che regna tra uno sguardo di rapidi intenti
Nei granelli di polvere Che passano in spiragli di Luce filtrata
E negli angoli di mondo dove un Gatto ha deciso di dormire
Sono tua.
Dove il niente ha trovato il suo limite di vita, giace un pensiero lontano Dalla Mia solitudine, perchè tu esisti.
Non v'é Merito e disciplina nel regime dell'umano, solo lumi fatui e Tanto buio dal quale emergono. Ed è li Che v'è certezza, la sola a sugellare quanto sentito nelle carni, nelle membra, nell'io.
Non c'è limite al perverso nel dilemma dell'amore.
E adesso taccio.


sabato 27 settembre 2014

Onde

Mare a Castelli sovrasta sconfinate distese di cemento e fumo, si mangia le nuvole nere e le persone brutte d'animo.
Quando tutto finisce, non rimane che il solito odore di polvere bagnata.
E le balene piangono, se ne vogliono andare.
A ciascuno il proprio turno per essere Re in una sola ora, quella prima di morire di quel male causato dallo stesso "sè". È il pensiero Che ti uccide, non è la causa dell'effetto.
Strati si susseguono di colori diversi, consistenze morbide si alternano a vetri frantumati, organico in decomposizione, macerie. Cremoso al pistacchio e streuzel.
Luccica la luna prima del nuovo lume, come il tempo misurato da una fessura, quel po' di luce che basta a far capire il volgersi del giorno.
Non resterà che il solo ricordo, un giorno, smarriremo anche quello.
Nell'attesa di capire.



giovedì 18 settembre 2014

Sweet potato

Sono le sei del pomeriggio e smangiucchio con le mani una patata lessa americana,  di quelle arancioni, bevendo caffè dalla french press, uno stile di vita anglosassone in quel di Vasto. L'apice sarebbe stato trovare i bastoncini di pesce.
Tutto questo succede dentro un garage in un quartiere periferico, anche se non è facile definire quanto distante sia la periferia dal resto della città, tutto sembra vicino e lontano qui, come bastasse sapere dove andare.
Tra una sola settimana sarà trascorso un mese da quando vivo in questo posto, un garage in via dei Ciclamini, due vani più servizi, una dirimpettaia strana, classico dei classici, con cui condivido la caldaia, questo significa che, se sto facendo la doccia e per caso a lei serve l'acqua calda me lo fa sapere con un elegantissimo urlo.
Ogni mattina mi alzo alle 4,45, mi servono quarantacinque minuti per attivare metabolismo e cervello, ma non sempre ci riesco.
Sono una stagista nel reparto "torte moderne" in una delle migliori pasticcerie italiane, così pare, così dicono. Tutti sono più bravi di me, più svegli, più intelligenti e più reattivi. In linea di massima la mia presenza serve per lo più per far scaricare le frustrazioni della brigata ed allentare la tensione: un po' come il personaggio di Daniel Pennac che come lavoro fa il caprio espiatorio in un grande centro commerciale. Sono che lui viene pagato.
Nell'angolo che si interseca con la via principale fuori casa mia, c'è una clinica veterinaria, così che ogni giorno trovo diverse specie di animaletti che si lamentano, giocano e si cacano addosso, proprio fuori dalla mia porta. La mia grottesca vita altalena tra il desiderio di morire avvinta dentro le fruste di una mix 60 e la voglia di dimostrare al mondo che sono capace di gestire magistralmente tutta la situazione, se solo la smettessero di vestirmi di insulti celati in consigli su come migliorare le mie qualità intellettive. Il mio turno comincia alle 6 e finisce quando il lavoro è finito. Mangio quando posso, dormo quando fa buio,
Stamattina, sempre scuro fuori, ho trovato impalcature di tubi non colpevoli del fatto, proprio fuori dal mitico garage. Ho sobbalzato. Quando sono tornata al pomeriggio un delirio di trapani e chiassosità da muratori fino ad ora che sono le sei e quaranta ormai.
La patata è finita e avrei bisogno di una doccia ma mi concentro sui lamenti del cane qui affianco e comincio a piangere.
Chissà quale parte del corpo gli staranno estraendo.